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Point of View Pitture Imperfette

Sara Enrico, Helena Hladilovà, Pietro Manzo, Giovanni Oberti

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Point of View Pitture Imperfette


Sara Enrico, Helena Hladilovà, Pietro Manzo, Giovanni Oberti

16 Mar 2014 — 26 May 2014
Opening: 16 Mar 2014
A cura di: Gino Pisapia


La galleria FuoriCampo è lieta di inaugurare sabato 15 marzo 2014 alle ore 19.00 la mostra POINT OF VIEW Pitture imperfette, con le opere di Sara Enrico, Helena Hladilová, Pietro Manzo e Giovanni Oberti, a cura di Gino Pisapia.
POINT OF VIEW Pitture imperfette, è una visione laterale, un’inquadratura privilegiata che intende riflettere sull’aspetto pittorico della scultura attraverso l’analisi e il confronto di quattro opere realizzate da quattro artisti diversi tra loro per età, tecnica e poetica e accomunati da un lavoro che per alcuni aspetti si muove in equilibrio sul confine tra scultura pittorica e pittura scultorea.

Il sottotitolo in tal senso intende evidenziare quanto la tecnica della pittura possa modificare il suo “corpus” per diventare altro rispetto alla sua classica accezione. Le opere in mostra diventano dunque dispositivi acuti, capaci di decodificare la complessità del fare scultura oggi, attraverso un lirismo formale netto e asciutto che allo stesso tempo consente all’artista di svincolarsi dall’etichetta che ne identifica il genere.

Questi lavori mostrano sulla propria superficie il risultato di un processo che, prima di essere fisico e tecnico, è mentale e deriva da un approccio dialettico, frutto della poetica che ognuno persegue ed innova. O meglio potremmo dire che il carattere aperto, abbozzato in queste pitture scultoree corrisponde all’idea di una fondamentale imperfezione delle cose umane ed essendo l’arte cosa umana, ne assume il valore di virtù. Da qui ne deriva la necessità per ognuno di analizzare e modificare la pittura ma senza tenerne conto, una pratica involontaria a volte frutto dell’errore.

Errore che diviene punto di forza nell’opera della Hladilová o residuo sul quale edificare un volume in quella della Enrico, offuscando la memoria fotografica nel lavoro di Manzo per concludersi con la censura dell’immagine che nega la funzione in Oberti. Ogni opera perciò acquisisce un forte valore sintattico che innesca un processo di relazioni virtuose all’interno di un dialogo continuo e circolare, grazie al quale è possibile costruire un racconto “ad arte”, dove scultura e pittura si compenetrano completandosi.

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